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“La prima Repubblica muore affogata dalle tangenti, la seconda esce dal sangue delle stragi, ma nessuno ricorda più nulla. Si dice che la storia è maestra, ma nessuno impara mai niente”.
 
Terrorismo, body scanner sotto accusa: “Aiutano i pedofili”

di di Alessandro D'Amato (Gregorj)

Gli aeroporti italiani li adotteranno per facilitare i controlli. Ma in Gran Bretagna violano le leggi sulla pedopornografia. Ed è polemica, anche sulla pericolosità e sull’effettiva utilità.


Il ministro dell’Interno Roberto Maroni e il responsabile degli Esteri Franco Frattini hanno detto sì ai body scanner negli aeroporti italiani, per fronteggiare l’emergenza terrorismo. “Premesso che la gestione compete alle società aeroportuali e sono deciso a far sì che siano collocati quanto meno a Fiumicino e Malpensa“. Per Maroni le obiezioni sulla privacy contro i body scanner possono essere superate “con scanner poco invasivi della figura del corpo del passeggero, che appare opacizzato all’operatore, ma è in grado di rilevare qualunque anomalia, come la presenza di un sacchetto o di un oggetto“. Frattini invece osserva che “i terroristi cercano strumenti sempre più sofisticati per eludere i controlli“. E quindi “La privacy delle persone è un diritto assoluto e inviolabile ma il diritto di non saltare per aria, è la precondizione di tutte le libertà“.

BODY SCANNER A GO-GO – Gli aeroporti sembrano insomma diventati i punti più sensibili della nuova emergenza terrorismo. Anche in Germania e Olanda, oltre che negli Stati Uniti, le autorità hanno cominciato a lavorare per consentire rapidamente l’introduzione dei body scanner. A sorpresa c’è anche la dichiarazione dell’Iran, il quale chiede che gli Stati Uniti non facciano discriminazioni nelle nuove procedure di sicurezza entrate in vigore negli aeroporti americani dopo l’allarme terrorismo dei giorni scorsi. “Se un Paese adotta nuove misure di sicurezza – ha detto il portavoce del ministero degli Esteri di Teheran, Ramin Mehmanoarast, riferendosi ai controlli aggiuntivi cui saranno sottoposti i cittadini di 14 Paesi, tra cui l’Iran – queste non dovrebbero colpire gente innocente di alcuni Stati. Si tratta di una misura politica inadeguata, invece di questi metodi – ha sottolineato il portavoce – bisognerebbe esplorare le radici vere del terrorismo“.

MA C’E’ CHI DICE NO - “La rapida introduzione dei “full body scanner” negli aeroporti britannici rischia di infrangere le leggi per la tutela dei minori, che proibiscono la creazione di immagini oscene dei bambini“, sostengono invece alcune associazioni per i diritti civili in Gran Bretagna, scrive oggi il quotidiano The Guardian. Alcune organizzazioni hanno denunciato che le immagini create da queste apparecchiature – scanner corporale in grado di vedere oltre gli indumenti – sono talmente dettagliate da poter essere paragonate a “perquisizioni complete virtuali“. Hanno invocato accorgimenti per proteggere la privacy dei passeggeri coinvolti. Ai ministri viene chiesto di esentare i minorenni dai “full body scanner” o di rinviare l’introduzione delle nuove leggi per garantire che il personale della sicurezza aeroportuale non commetta reati in base alle leggi pedopornografiche. I gruppi per la tutela della libertà civili vogliono inoltre garanzie che le immagini dagli 80mila scanner, comprese quelle dei vip, non finiscano su internet. Il Dipartimento del Tesoro ha confermato che il problema “pornografia infantile” rientra nelle questioni “operative e legali” attualmente discusse, dopo l’annuncio di Gordon Brown sulla “graduale” introduzione negli aeroporti britannici.

PERICOLOSI PER LA SALUTE? - E c’è anche chi ne illustra la pericolosità. Le onde Terahertz dei body scanner penetrano i materiali non conduttori, come l’abbigliamento, ma poi l’energia che emettono si deposita sulla pelle. I ricercatori del Center for Nonlinear Studies presso il Los Alamos National Laboratory hanno dimostrato che le radiazioni terahertz possono essere in grado di causare seri danni al DNA che viene colpito quando le onde irradiano il corpo. Secondo altri, i body scanner aggraveranno il ritardo e il fastidio di viaggiare in aereo, senza necessariamente impedire un altro attentato. Alcuni esperti sostengono che ilmateriale a bassa densità che è stato usato il giorno di Natale non sarebbe stato trovato. Certamente se più scansioni e ricerche fossero il prezzo da pagare per viaggiare sicuri, le discussioni sarebbero finite. Ma fare un profiling dei passeggeri sulla base di razza e di religione, al fine di individuare chi andrebbe perquisito più approfonditamente, finirebbe per causare un danno piuttosto che un miglioramento per la sicurezza. Trattare sistematicamente i passeggeri musulmani e di colore in modo meno favorevole creerà un clima di rabbia che offre sicuramente il miglior terreno di coltura per lo jihadismo militante. le persone pericolese appartenenti all’Islam sono una piccola goccia in più di un miliardo di musulmani in tutto il mondo e per cui la fede religiosa non può essere un filtro efficace per individuare i terroristi. Inoltre, una volta capito che è chiaramente nel loro interesse nascondere la loro fede, useranno nomi e abiti lontani dalla loro cultura.

http://www.giornalettismo.com/archives/46180/terrorismo-body-scanner-sotto/

Agrigento, il presepe è senza i Magi. "Li hanno bloccati alla frontiera"

di Fabio Russello

"Si avvisa che quest'anno Gesù Bambino resterà senza regali: i Magi non arriveranno perché sono stati respinti alla frontiera insieme agli altri immigrati". C'è scritto questo su un cartello posto all'interno del presepe della Cattedrale di Agrigento alla vigilia dell'Epifania.

GUARDA Il presepe "bloccato alla frontiera

L'iniziativa è del direttore della Caritas di Valerio Landri con l'imprimatur dell'arcivescovo Francesco Montenegro che è stato presidente nazionale della Caritas. "E' stata un'iniziativa concordata con l'arcivescovo Francesco Montenegro - ha spiegato Valerio Landri - perché abbiamo ritenuto che si dovesse dare un segnale per far riflettere la comunità ecclesiale e civile. Pensiamoci bene: oggi Gesù Bambino, se volesse venire da noi, probabilmente sarebbe respinto alla frontiera. Non abbiamo inteso fare polemica politica, siamo consapevoli che è necessaria una regolamentazione del fenomeno, ma siamo convinti che bisogna anche comprendere il perché questa gente fugge dal suo paese e bisogna dunque pensare all'accoglienza".



Landri ha raccontato anche delle diverse reazioni da parte della gente: "C'è chi ha plaudito alla nostra iniziativa ma anche chi si è lamentato sostenendo che abbiamo voluto sacrificare la tradizione alla problematica legata all'immigrazione. Noi pensiamo che la tradizione non possa essere anteposta ai diritti delle persone".

http://palermo.repubblica.it/dettaglio/agrigento-il-presepe-e-senza-i-magi-li-hanno-bloccati-alla-frontiera/1820984

Somalia, la battaglia di Dhuusa Marreeb

di Nicola Sessa

Incertezze sull'ultima battaglia tra al-Shabaab e Ahlu Sunna.


Dhuusa Marreeb, città di 40 mila abitanti a nord di Mogadiscio, ricopre un ruolo di primaria importanza nella strategia per il dominio del nord del paese.
Prima sotto il controllo dei guerriglieri di al-Shabaab, poi nelle mani delle milizie moderate Ahlu-Sunnah e da domenica ancora una volta i kalashnikov della "Gioventù islamica", al-Shabaab, sarebbero tornati a dettare legge. "Sarebbero", perché le voci si rincorrono senza sosta e tutt'ora, al 4 di gennaio, non è chiaro chi sia a controllare effettivamente la città situata 560 chilometri a nord della capitale. Secondo alcune agenzie, la città sarebbe caduta nelle mani di al-Shabaab, mentre secondo la Irin, ripresa dalla Reuters, la situazione sarebbe sotto controllo e come riferito da un giornalista presente nella capitale regionale del Galgadud, le milizie radicali sarebbero poco fuori da Dhuusa Marreeb. La battaglia che si è consumata tra sabato e domenica è stata tra le più cruente degli ultimi mesi. Il bilancio attuale parla di una cinquantina di vittime e almeno un centinaio di feriti. Ma, come sostengono alcune fonti locali, il bilancio sarebbe molto più pesante. Stavolta il tributo maggiore è stato pagato proprio dai guerriglieri legati ad al-Qaeda. Le due fazioni sono in lotta da molto tempo, da quando i sufiti di Ahlu-Sunna, alleati del Governo Federale di Transizione, nel dicembre del 2008 hanno deciso di opporsi all'avanzata degli islamisti radicali.

Sempre in fuga. Quello che è certo, invece, è il grande numero di rifugiati che sono scappati dalla città verso i villaggi che la circondano. Si parla di circa 7 mila famiglie, cioè circa 30 mila persone. E bisogna ricordare che l'80 per cento della popolazione è costituita da rifugiati (in maggioranza provenienti da Mogadiscio), costretti ancora una volta a cercare riparo altrove dalla furia della armi. Le condizioni di queste persone sono disperate. Sheikh Abdirahman Gedoqorow, un influente leader della città punta il dito contro le organizzazioni umanitarie: "Nessuno aiuta i profughi", martoriati dalla guerra e dalla siccità. C'è bisogno di acqua, di cibo e di rifugi idonei. Gedoqorow ritiene che le agenzie internazionali non si facciano vive perché temono per l'incolumità dei loro operatori, "ma - dice - nonostante le voci, la situazione è sotto controllo e la città è sicura". La paura, tuttavia, che gli uomini di al-Shabaab possano fare ritorno è sempre presente.

I problemi di Amisom. Gli attacchi degli integralisti, dei propugnatori della Sharia, sono aumentati in maniera esponenziale da quando l'esercito etiope, sostenitore del Governo di Transizione, si è ritirato dal paese. La Amison, (African Union Mission in Somalia), che avrebbe dovuto farsi carico della sicurezza del paese e spingere al-Shabaab fuori da Mogadiscio, sta fallendo i suoi obiettivi. Attualmente i ribelli controllano 16 distretti della capitale, mentre l'Amison si limita a presidiare l'area del porto e i due distretti della Medina, della città vecchia. Ma, lamentano i vertici, le truppe sono poche. Era previsto, sin dal marzo 2007, che la missione fosse composta da 8 mila uomini, ma ancora adesso il comandante Nathan Mugisha può contare su soli 4 mila uomini. Gli sforzi di Uganda e Burundi che hanno più volte offerto di aumentare il numero degli effettivi vengono visti, nell'ottica dei complicati equilibri politici del continente africano, come un tentativo di trasformare la missione Amisom in un affare privato tra i due paesi. Altra questione è quella dell'allargamento del mandato della missione che il Consiglio di Sicurezza Onu dovrebbe concedere alle truppe dell'Unione Africana per una maggiore operatività sul campo. Gli ultimi eventi, l'escalation di Usa e Gb contro al-Qaeda in Yemen e le voci secondo cui i ribelli della penisola araba fornirebbero armi ai "fratelli" di al-Shabaab potrebbero costituire una spinta in favore delle richieste del generale Mugisha.

http://it.peacereporter.net/articolo/19613/Somalia%2C+la+battaglia+di+Dhuusa+Marreeb
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